CENA DEI POPOLI A SAN MARCO, UNA SERATA “MONDIALE” PER DEGUSTARE E CONOSCERSI – 26 Ottobre

Sabato 26 ottobre alle ore 19,30 all’oratorio della Parrocchia di San Marco di Borgomanero si svolgerà il secondo appuntamento “mondiale” con le degustazioni dei piatti tipici preparati da persone di paesi diversi presenti nella nostra comunità. L’obiettivo della Cena dei Popoli è quello di dare a tutti l’opportunità di abbracciare la diversità dei vari paesi di provenienza. L’iniziativa è organizzata dall’associazione Compagni di volo, con il patrocinio del Comune di Borgomanero, e si avvale della collaborazione di numerose associazioni di volontariato che hanno collaborato nell’allestimento della Festa dei Popoli e della biciclettata per la pace: come il Centro missionario diocesano, la Caritas diocesana e parrocchiale, l’Unità pastorale missionaria 12 di Borgomanero, la Parrocchia di San Marco, il Centro culturale islamico di Cureggio-Borgomanero, Altro mercato bottega del commercio equo e solidale, Raggio verde di Borgomanero e l’associazione Italia-Ucraina. «La Cena dei Popoli – spiega Sergio Vercelli di Compagni di volo – è non solo un’occasione per degustare cibi di altri Paesi, ma un’occasione di conoscenza dell’altro e di altre culture: l’integrazione passa anche attraverso il cibo e lo stare bene insieme, affinchè le persone di diversi paesi si possano incontrare all’insegna dell’amicizia e della fraternità, in modo informale, amichevole, per conoscersi, insieme a tutte le persone che vivono nella nostra comunità». Funziona così: le persone che provengono da diversi paesi, diverse etnie che vivono nella nostra comunità, compresa quella autoctona ovviamente, preparano ciascuna un piatto tipico del loro paese e lo propongono a chiunque lo voglia assaggiare. Accanto ai piatti della cucina locale, si potranno gustare specialità dal mondo preparate dalle comunità presenti a Borgomanero e del territorio. Ingresso libero: è richiesta però l’iscrizione alla cena. Tutti i partecipanti sono invitati a portare qualcosa da condividere: piatti tipici o dolci o bevande.

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Settimo viaggio umanitario in Bosnia promosso dall’associazione Mamre

: meta, dal 31 ottobre al 3 novembre, Bihac, Velika Kladusa e Vucjak. «Chiediamo a tutti di aiutarci ad aiutare i migranti ospitati nei campi allestiti in queste località – afferma il presidente di Mamre Mario Metti – portando scarpe invernali, scarponi e stivali; prodotti per l’igiene personale come dentifrici, spazzolini, sapone, shampoo, biancheria intima e calze; e contributi in denaro per acquistare in Italia tende e materiale sanitario e in Bosnia prodotti alimentari». Tre i punti di raccolta a Borgomanero: casa “Piccolo Bartolomeo” (via Ignazio Fornara 35, frazione Santo Stefano), collegio “Don Bosco” e la Parrocchia di San Bartolomeo.

 

Info: Mario 339.1321996; Giorgio 335.7408026; Mauro 338.2094872; e Sergio 328.4677788.

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MAMRE, MISSIONE BOSNIA: SESTO VIAGGIO UMANITARIO I VOLONTARI DELL’ASSOCIAZIONE TORNERANNO A BIHAC, VUCJAK E VELIKA KLADUSA IL 31 OTTOBRE

Vucjak è una piccola località sulle colline non lontana da Bihac e a quattro chilometri e mezzo dal confine con la Croazia. Letteralmente Vucjak significa “La tana del lupo”. La zona dove è stato allestito da pochi mesi il campo profughi è un’ex discarica di rifiuti tossici a cielo aperto dove la municipalità di Bihac aveva inizialmente previsto di allestire un canile, dato l’elevato numero di randagi presenti in città, ma la zona non è stata ritenuta idonea… per i cani, ma per gli uomini sì. Ma non c’è alternativa e almeno qui nelle tende offerte dal governo turco ci si ripara dal vento, ma non certo dal freddo che arriva pungente con temperature ben sotto lo zero. Siamo arrivati la mattina di sabato 21 settembre accompagnati dal direttore della Croce Rossa di Bihac dove la sera prima avevamo scaricato due furgoni stipati di indumenti invernali, scarpe, tantissimi k-wai e grandi rotoli di teli di plastica trasparente per le tende da campo. Siamo in otto, Claudio e Giuseppe della Croce Rossa di Arona che ha messo a disposizione anche un furgone, e poi Massimo, Mauro, Giorgio, Elena, Aldjana e io. Ci sono due poliziotti all’entrata del campo, ma grazie al direttore della Croce Rossa abbiamo il via libera; si entra quasi in punta di piedi per il rispetto a tante persone, almeno cinquecento, quasi tutti giovani uomini, che vivono in condizioni disumane. Tanti di loro sono nelle tende a preparare sul fuoco, alimentato da piccoli rametti di legno recuperati nei boschi vicini, qualcosa da mangiare, altri si lavano vestiti alle docce allestite all’aperto, altri camminano con ciabatte, scarpe rotte o infradito: preservano l’eventuale paio di scarpe chiuse per il “game”, il tentativo di superare il confine con la Croazia. Mauro e Giorgio si intrattengono con un ragazzo e subito si crea un capannello di persone: tutti vorrebbero raccontarsi, tutti nella fatica, nella sofferenza, mantengono viva la speranza di poter arrivare nell’Europa dei diritti, dove ricongiungersi con un familiare, un amico, dove ritrovare la dignità di uomo. Ma per arrivare in Europa bisogna affrontare il passaggio nei boschi della Croazia prima e della Slovenia poi per giungere nella città ormai militarizzata che è Trieste. Nei boschi tanti di questi ragazzi vengono catturati, derubati, viene loro rotto il cellulare, vengono picchiati e respinti togliendo loro anche le scarpe per rendere più difficile il cammino. Tanti ne abbiamo incontrati nella tarda mattinata lungo la strada che da Bihac va verso Kladusa, almeno 30-40 che avevano tentato il “game” ed erano stati respinti. Insieme agli amici Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi di Trieste abbiamo incontrato nel pomeriggio due volontarie dell’associazione spagnola “No Name Kitchen” con cui collaboriamo. Loro hanno parlato con uno di questi ragazzi, rimasto attardato dal gruppo che camminava lungo la ferrovia perché aveva una brutta ferita a una gamba provocata dalla polizia croata che, dopo averlo bastonato e derubato, gli aveva percosso l’arto con una sbarra incandescente, lasciando la pelle viva esposta alle infezioni senza nessuna possibilità di potersi recare all’ospedale o almeno in una farmacia per farsi medicare. E che dire di Alì, anche lui torturato dalla polizia, lasciato andare senza scarpe nella neve, arrivato il 7 febbraio al campo di Kladusa con i piedi in necrosi e che il 21 settembre è morto, lontano dai suoi cari, nell’ospedale di Bihac? Il quotidiano “La Stampa” riportava questa frase alcuni giorni fa: «I rifugiati diventano “gli altri”, ombre, fantasmi indefiniti che incutono paura». La realtà è che sono uomini, donne e bambini come noi, alla ricerca disperata di una speranza di poter continuare a vivere. Chiediamoci come vorremmo essere trattati se al posto dei migranti ci fossimo noi. Bihac e Velika Kladusa sono i passaggi obbligati della rotta balcanica che porta queste persone dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Pakistan: la gran parte di loro aveva un lavoro nel suo paese, ragazzi, uomini che hanno studiato, che si sono formati e che chiedono

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solo di poter continuare a vivere. La Croazia ha di recente annunciato di aver arrestato ed espulso oltre 11mila migranti, mentre la Bosnia parla di 22mila migranti registrati senza contare quelli in transito. E l’Europa? I nostri stati pagano milioni di euro a questi stati perché incrementino i controlli, rendano più sicure le frontiere con muri, filo spinato, polizia, insomma per far sì che queste persone non arrivino da noi. Torneremo il 31 ottobre a Vucjak, a Bihac e a Velika Kladusa per portare scarpe invernali, prodotti per l’igiene personale, materiale sanitario, ma vi chiediamo di collaborare anche e soprattutto per far conoscere questa tragica realtà che è qui alle nostre porte, a 750 km da Borgomanero. Don Tonino Bello diceva spesso: «Delle parole dette mi chiederà conto la Storia, ma del silenzio con cui ho mancato di difendere i deboli dovrò rendere conto a Dio».

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“Una rivoluzione rubata. Il caso siriano” – 12 ottobre – Cressa

“Una rivoluzione rubata. Il caso siriano”: è il titolo di un incontro che si terrà sabato 12 ottobre alle 21 al museo del baco da seta di Cressa per iniziativa dell’associazione turistica Pro loco di Cressa. Interverranno il professor Nabil Al Lao, profugo siriano; Barbara Taccone, giornalista e volontaria in un campo profughi a Beirut che racconterà la sua esperienza e cosa ha visto e vissuto; e il presidente di Mamre Mario Metti, reduce dalla Bosnia (dove tornerà a fine mese) e dal Libano dove ha portato aiuti di varia natura a un campo profughi siriano fra cui i giochi donati dai bambini di Cressa.

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E’ scomparso l’arcivescovo emerito Padre Enrico Masseroni

Sarà celebrato giovedì alle 10, nella cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli, il funerale dell’arcivescovo emerito Enrico Masseroni, morto questa mattina nella casa di cura “Monsignor Luigi Novarese” di Moncrivello. Originario di San Marco di Borgomanero, aveva compiuto ottant’anni lo scorso 20 febbraio. «È sempre stato vicino a Mamre», dice il presidente Mario Metti che aggiunge: «Mi piace ricordare la collaborazione fra la nostra associazione e padre Masseroni specialmente in occasione dell’alluvione che colpì Mondovì, dove lui era vescovo, nel novembre del 1994». E più recentemente “don” Enrico, che ha guidato la diocesi di Vercelli dal 1996 al 2014 (qui il suo profilo biografico completo: https://www.sdnovarese.it/…/lutto-per-la-morte-di-mons-enr…/), ha donato un suo contributo al libro “Vivere la carità… insieme” che Metti ha curato insieme al professor Giannino Piana.

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Conclusa la missione umanitaria in Bosnia

S’è conclusa la missione umanitaria in Bosnia dell’associazione Mamre di Borgomanero e della Croce Rossa di Arona. Questa foto ritrae una bambina, ospite del campo di Dom Borici a Bihac, con il piccolo kwai donato da una bambina che l’aveva portato alla casa di accoglienza “Piccolo Bartolomeo”.

 

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Centro Antiviolenza nord novarese – Inaugurazione del 26 settembre

Si inaugurerà giovedì 26 settembre, nel salone d’onore di villa Marazza di Borgomanero, il Centro Antiviolenza area nord novarese. Il centro nasce dalla volontà dei Consorzi dei Servizi Sociali territoriali di ampliare i servizi rivolti alle donne vittime di violenza. Il CAV area nord novarese affiancherà il Centro Antiviolenza del Comune di Novara, che fino a ora ha coperto le esigenze di tutto il territorio provinciale. L’incremento dell’utenza e la necessità di rispondere localmente ai bisogni delle donne ha spinto l’associazione Mamre Onlus ad attivarsi per progettare un servizio per la zona nord, sostenuta dai consorzi dei servizi sociali di Borgomanero, Castelletto Sopra Ticino e Arona e dai comuni novaresi del CISS Cusio. Il servizio andrà a coprire i bisogni in tutto di 55 comuni. Mamre lavora da anni nell’accoglienza di donne e minori in condizione di difficoltà, e nel 2017 tre delle educatrici di casa “Piccolo Bartolomeo” (Margherita Fortina, Chiara Nobili e Chiara Zanetta) si sono specializzate come operatrici antiviolenza, grazie a un corso organizzato dall’associazione novarese “Liberazione & Speranza”, che oggi gestisce il centro antiviolenza del Comune di Novara. L’equipe può contare anche sulla professionalità della dottoressa Claudia Zanetta, che si occupa della parte psicologica. Da anni esiste anche una collaborazione con il pronto soccorso dell’ospedale di Borgomanero, che grazie alla sua “Stanza Rosa”, dà il suo contributo nella prima assistenza alle donne che si presentano in emergenza. Il progetto del Centro Antiviolenza nasce grazie al finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento Pari Opportunità in collaborazione con la Regione Piemonte. Il nascente centro avrà la funzione di coordinare i servizi offerti alle donne vittima di violenza sul territorio, potenziando gli sportelli di consulenza e i servizi già esistenti. È infatti dall’esperienza decennale degli sportelli presenti sul territorio (Borgomanero, Arona e Marano Ticino) che trae forza e origine il nuovo CAV. Sua funzione sarà anche quella di raccordo tra i servizi già esistenti, per far sì che gli sforzi fatti fino a ora siano valorizzati. Il CAV si pone come obiettivo quello di mettere in relazione i diversi soggetti, enti pubblici e del privato sociale, attivi sul territorio sul tema della violenza di genere, con un’attenzione particolare alla supervisione degli operatori e alla condivisione di un linguaggio comune e di strategie di intervento efficaci e rispettose nei confronti delle vittime. I soggetti principali della Rete sono Associazione Mamre Onlus, CISS Borgomanero, CISAS Castelletto Sopra Ticino, comuni convenzionati con Arona e CISS Cusio. Finalità della rete è assicurare alle vittime di violenza di genere e ai loro figli l’avvio di percorsi personalizzati volti a favorire l’autonomia personale, sociale ed economica, ed anche quella di migliorare l’integrazione delle istituzioni e degli operatori che incontrano le donne e che costruiscono con loro il progetto di fuoriuscita dalla violenza. Affinchè il CAV sia reale contrasto al fenomeno della violenza di genere però non si può ragionare solo in termini di accoglienza e assistenza d’emergenza, come vorrebbe una immagine diffusa ma riduttiva. Ricordiamoci che anche sul nostro territorio i bisogni e i campanelli di allarme sono molti. Nell’ultima settimana il centro ha preso in carico tre nuclei familiari e una donna sola. Ancora più preoccupante è il clima che si respira tra i giovanissimi: nelle scuole del Borgomanerese gli insegnanti segnalano come ragazzine di 15 anni, schiaffeggiate dal fidanzato, reputino giusto e normale questo atteggiamento. Il CAV si vuole inserire in questo contesto con azioni preventive e di sensibilizzazione, con la speranza che possa diventare un luogo di rappresentazione di progettualità e di protagonismo femminile, di saperi e di speranze. L’inaugurazione che si terrà nel salone d’onore di villa Marazza vedrà la partecipazione di Graziella Priulla, sociologa e saggista, ora in pensione, che ha insegnato all’Università di Catania nel Dipartimento di scienze politiche e sociali. Tra le sue pubblicazioni: “C’è differenza. Identità di genere e linguaggi: storie, corpi, immagini e parole” (Franco Angeli), “I caratteri elementari della comunicazione” (Laterza), e “L’Italia dell’ignoranza” (Franco Angeli).

Centro Antiviolenza nord novarese si trova a casa “Piccolo Bartolomeo”
Via Ignazio Fornara 33, Borgomanero
Telefono attivo 24H: 351.0202597 

cav.areanordnovarese@gmail.com
numero nazionale antiviolenza e stalking: 1522
Lunedì: 15.00-18.00
Martedì: 9.00-12.00
Mercoledì:: 9.00-12.00
Giovedì: 9.00-12.00
Venerdì: 9.00-12.00

Sportelli collegati:               
CISS Borgomanero, 
dove: viale Libertà 30
telefono: 329.1218970
sportellopariopportunita@cissborgomanonero.it
Martedì: 10.00-16.00

Comune di Arona
sportello donna all'interno del comune, 
dove: Piazza San Carlo 2
telefono: 335.8378807
puntodonna@comune.arona.no.it
Martedì: 15.00-18.00
Mercoledì: 10.30-13.00
Giovedì: 15.00-18.00

CISAS Castelletto Sopra Ticino
sportello di Marano Ticino
dove: Via Sempione 40, 28047 - Marano Ticino
telefono: 338.7361031
sportellodonna@cisasservizi.it
Lunedì: 15.00-17.30
Martedì: 8.30-11.00

Il numero per le emergenze 351.0202597, attivo h24 7/7,
è collegato al numero verde nazionale 1522. 

I servizi offerti dal centro e dagli sportelli
sono gratuiti e garantiscono l'anonimato delle donne.

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CAV – Centro Antiviolenza

Il centro antiviolenza – con sede in via Ignazio Fornara 33 a Borgomanero – nasce dalla volontà dei Consorzi dei Servizi Sociali territoriali di ampliare i servizi rivolti alle donne vittime di violenza.

Il “Cav area nord novarese” affianca il Centro Antiviolenza del Comune di Novara, che fino a ora ha coperto le esigenze di tutto il territorio provinciale.

L’incremento dell’utenza e la necessità di rispondere localmente ai bisogni delle donne ha spinto l’associazione Mamre Onlus ad attivarsi per progettare un servizio per l’area nord, sostenuta dai consorzi dei servizi sociali di Borgomanero, Castelletto Sopra Ticino e Arona e dai comuni novaresi del Ciss Cusio. Il servizio – che verrà inaugurato giovedì 26 alle 16 a villa Marazza – andrà a coprire i bisogni in tutto di 55 comuni.

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Grazie…

Grazie di cuore a coloro che hanno contribuito per questa nuova missione in Bosnia. In particolare ai due bimbi che hanno portato una busta con 20 euro e il loro piccolo Kwai.

Mario Metti

dav

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Nuova missione umanitaria in Bosnia

Nuova missione umanitaria in Bosnia dell’associazione Mamre di Borgomanero. La partenza è prevista venerdì 20 settembre, il ritorno domenica 22 o, più probabilmente, lunedì 23. Prenderanno parte al viaggio anche la Croce Rossa di Arona, che ha messo a disposizione un furgone, e i triestini Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi. Sino a giovedì 19 è possibile donare dei contributi in denaro che saranno consegnati agli operatori attivi appunto in Bosnia nell’accoglienza dei migranti.

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