DITE SE QUESTO È UN UOMO A BIHAC di MARIO METTI

Dite se questo è un uomo
costretto a lasciare la sua patria
martoriata dalla guerra,
perseguitato, minacciato,
alla ricerca del pane quotidiano. 
In uno zaino poche cose,
tentar di notte di superare il confine
per arrivare dove ti aspetta il fratello.
Uomo, donna, bambino, non importa:
fermati, derubati, picchiati, riportati indietro
e ancora, anche quando il filo spinato è valicato,
alla donna che chiede cibo per il figlio affamato,
a chi come lei ha vissuto la tragedia della guerra,
la risposta è la chiamata alla polizia 
che cancella con le botte e il rientro forzato
le sue speranze,
Dite se questo è uomo, donna, bambino
che vive lontano dalla casa
in una tenda nera come spazzatura in un grande sacco.
Poi all’improvviso appare un viso:
è una bimba che sorride,
forse vuole dire
«voglio vivere!»
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Intervista di Mario Metti per l’organizzazione no profit “Family Like”

Link all’intervista

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Da Borgomanero alla Bosnia per aiutare i migranti

La rotta balcanica dei migranti, dopo che il premier ungherese Viktor Orban ha blindato il suo paese con il filo spinato, scorre in Bosnia-Erzegovina, un paese che ha una storia di una guerra recente con ferite ancora dolenti. L’Europa dove tutti i migranti vorrebbero arrivare per ricominciare a vivere è separata dalla spietata frontiera con la Croazia, e dalla Slovenia per arrivare a Trieste, punto di transito per andare nel Nord Europa.
L’arrivo dei migranti dalla Siria, dal Pakistan, dall’Afghanistan e dall’Iraq è iniziato nel gennaio di quest’anno, ma se a maggio erano circa 1.100 le presenze, oggi sono stimate in almeno 5mila le persone migranti presenti nei due centri di Velika Kladusa e di Bihac, due cittadine a pochi chilometri dalla frontiera con la Croazia. La Bosnia, a un mese dalle elezioni presidenziali, è impreparata ad affrontare un’emergenza così importante e la solidarietà della popolazione è frenata dalla situazione economica: lo stipendio medio è di trecento euro e la benzina costa 1,20 euro al litro. Si sta dunque avvicinando una grave crisi umanitaria se non verrà avviata con estrema urgenza, prima dell’imminente autunno e inverno, una soluzione abitativa ai migranti che risiedono nei campi dove vivono già oggi in condizioni disumane.
A Velika Kladusa siamo arrivati la mattina di giovedì 13 settembre accompagnati da Diego e da Greta Mangiagalli, rappresentante dell’Ong Ipsia : il campo profughi si raggiunge seguendo un sentiero in terra battuta che porta in una radura dove, visti da lontano, sembrano siano ammassati grandi sacchi della spazzatura. In realtà si tratta di un disordinato ammasso di rifugi di fortuna, fogli di cellophane neri sostenuti da pali di legno; per fortuna la Ong spagnola “No name kitchen” la scorsa settimana ha portato qui un carrello in cui ci si può fare una doccia, e il cartello, in inglese, francese e arabo, appeso all’esterno, stabilisce i turni per gli uomini, le donne e i bambini. In tutto 4-500 persone da Afghanistan, Siria, Iran, Iraq e chissà da dove altro. Alla responsabile di questa Ong, Natalia, abbiamo lasciato quanto raccolto nelle scorse settimane: contributi in denaro, maglieria intima, zaini. «Next night I’ll try again», «Questa sera ci provo ancora»:così ci ha detto un ingegnere civile iracheno. La guerra di casa sua ha ucciso sua moglie e sua figlia, e lui, ora, arrivato fin qui, vuole andare in Olanda, dove ha degli amici. Ha già provato ad attraversare la frontiera a piedi, tra i boschi: il confine con la Croazia è lì, a due chilometri, ma la polizia croata lo ha rispedito indietro. Un ragazzo che faceva il designer di moda ha provato sei volte: i poliziotti lo hanno picchiato, abbiamo visto i lividi, e gli hanno distrutto a martellate il cellulare per impedirgli di comunicare, di leggere una mappa, di non sentirsi isolato. Anche lui ci riproverà. Il tentativo di superare il confine è chiamato “Game”.
Mentre un’infermiera volontaria di Msf medicava i piedi di un giovane iracheno arrivato fin qui camminando e che la stessa sera proverà anche lui a passare il confine, passa una donna con evidenti segni di percosse sulle spalle e sulla schiena. In questo campo di Vekika Kladusa bisogna intervenire con urgenza: ci sono uomini, donne e bambini e l’inverno sta arrivando, rigido come sempre: due metri di neve e la temperatura che scende a meno venti sono la normalità.
Nel pomeriggio ci siamo recati a Bihac per incontrare Daniele Bombardi, responsabile delle attività in Bosnia-Erzegovina della Caritas italiana, il presidente e il segretario della Croce Rossa locale. Ci hanno raccontato con profondo senso di responsabilità, con grande passione per il grande lavoro che stanno facendo e con grande preoccupazione per il futuro prossimo della persone che assistono, la situazione dei profughi a Bihac. Qui c’è una struttura fornita dalla municipalità, un grande edificio che sarebbe dovuto diventare la “Casa dello studente”. In realtà si tratta di uno stabile mai terminato senza serramenti alle finestre, con il tetto danneggiato e vicino c’è un campo aperto dove i migranti vivono nelle tende. La Croce Rossa riesce a garantire a oltre ottocento persone che qui vivono tre pasti al giorno; visitando le cucine abbiamo visto una volontaria che aveva accanto a sé un’enorme quantità di cipolle che stava pelando per il pranzo del giorno dopo.
Anche qui il confine è vicino; abbiamo visto, verso sera, ragazzi che preparavano gli zaini: «Next night I’ll try again», forse stavolta qualcuno ce la farà. Per tentare di attraversare a piedi Croazia e Slovenia, fino a Trieste; sono circa trecento chilometri: noi ci siamo stancati molto nel percorrerli in automobile. Il presidente della Croce Rossa, con una sola gamba perché l’altra l’ha persa durante l’atroce invasione della Serbia, ci ha detto che hanno pochissimi mezzi e non sanno quanto riusciranno a tirare avanti.
L’aiuto che ci viene chiesto è innanzitutto di informare, di far sapere cosa sta succedendo a migliaia di uomini, donne e bambini che rischiano la vita per sperare di poter continuare a vivere. Ci chiedono un aiuto concreto in coperte, sacchi a pelo e scarpe invernali che potrete portare alla casa “Piccolo Bartolomeo”, perché la preoccupazione maggiore è per l’imminente, rigidissimo, inverno, e i disperati continuano ad arrivare. Ci chiedono infine di ricordarci di essere uomini, credenti o non credenti, cristiani cattolici, ortodossi, ebrei o musulmani, figli di uno stesso Dio, dunque fratelli. Don Primo Mazzolari scriveva: «Dio ci ha creati bisognosi gli uni degli altri e ci ha messo insieme per costruire la giustizia nella carità».
Aiutiamoci tutti insieme a metterlo in pratica. Torneremo a Bihac il prossimo mese.

Giorgio Fornara – Mauro Clerici – Sergio Vercelli – Mario Metti

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Da Borgomanero in Bosnia per aiutare i migranti

Novara oggi 7.9.2018
https://novaraoggi.it/cronaca/da-borgomanero-in-bosnia-per-aiutare-i-migranti/


La voce di Novara 7.9.2018
https://www.lavocedinovara.com/provincia/un-ponte-di-solidarieta-tra-borgomanero-e-la-bosnia/


Notizia Oggi 9.9.2018
http://notiziaoggi.it/attualita/mamre-in-bosnia-per-aiutare-i-migranti-in-difficolta/


Borgomanero24 9.9.2018
www.borgomanero24.it/index.php/3507-viaggio-in-bosnia-per-aiutare-i-migranti-di-bihac


Stampa diocesana novarese 10.9.2018
http://www.sdnovarese.it/2018/09/10/missione-in-bosnia-per-mamre-borgomanero/


La voce di Novara 18.9.2018
https://www.lavocedinovara.com/provincia/rientrata-la-missione-umanitaria-borgomanerese-in-bosnia/

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Servizio civile, due posti a casa “Piccolo Bartolomeo”

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il bando 2018 per il servizio civile. La Provincia di Novara, a cui le persone interessate si devono rivolgere, ha visto approvati 17 interventi per complessivi 52 posti. Due posizioni sono aperte alla casa di accoglienza per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo” relativamente al progetto “La casa che cura”. Le domande devono pervenire alla Provincia di Novara entro il 28 settembre. Di seguito i dettagli: http://www.provincia.novara.it/PoliticheGiovanili/ServizioCivile/2018/Progetti/LACASACHECURA.pdf

Per un aiuto alla compilazione delle domande, è attivo lo sportello “We for job – Servizi al lavoro” all’istituto Omar di Novara. I dettagli: http://www.provincia.novara.it/PoliticheGiovanili/ServizioCivile/2018/bando2018.php

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Viaggio di solidarietà in Bosnia per aiutare i migranti che vivono a Bihac

Partiranno mercoledì 12 settembre e torneranno a Borgomanero venerdì 14. Loro meta la Bosnia, e in particolare la città di Bihac, dove vivono, in condizioni estremamente precarie, quattromila migranti provenienti da Nord Africa, Medio Oriente e Asia, molti in fuga dai talebani. Questa città situata sul fiume Una sarà raggiunta dal presidente di Mamre e responsabile della casa di accoglienza per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo” Mario Metti, dall’ex presidente del Consorzio socio-assistenza di Borgomanero e referente dell’associazione “Il giardino delle rose blu” Sergio Vercelli, dall’imprenditore Piergiorgio Fornara, da sempre impegnato nel campo della solidarietà, e da Mauro Clerici, volontario alla casa per uomini senza dimora “Don Primo Mazzolari” di Briga. «Porteremo -racconta lo stesso Metti- qualche aiuto per queste persone. Tra le principali necessità indumenti intimi e calze di varie taglie per uomini che rappresentano all’incirca il settanta per cento di coloro che si trovano in questo campo. Ma sono altrettanto importanti coperte e sacchi a pelo in quanto la stagione invernale, ormai vicina, in quella zona è sempre particolarmente rigida. Ma oltre a questo primo gesto concreto, vogliamo conoscere questa realtà in modo da poter organizzare, nei mesi a venire, altri interventi». Chi ne ha la possibilità, può sostenere questo progetto portando questi indumenti, le coperte e i sacchi a pelo a casa “Piccolo Bartolomeo”. Bihac, oltre sessantamila abitanti nella parte nordoccidentale del paese, è stata a lungo sotto assedio negli anni della guerra combattuta nella ex Jugoslavia. I profughi sono in gran parte confinati in un edificio in periferia, vicino all’Accademia islamica pedagogica e a un campo da calcio. Questi cinque piani, con appena sei bagni e con i solai malmessi, tanto che quando piove entra l’acqua, dovevano inizialmente diventare un dormitorio per studenti. Il sogno dei migranti è arrivare in Croazia e poi in Germania. Ma ogni tentativo di proseguire il loro cammino verso il Nord Europa è fermato, come ha riferito recentemente il settimanale L’Espresso, dai soldati di Zagabria.

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Piccole Roubaix, le ragazze richiedenti asilo hanno dato una mano al Bici club 2000

Anche le ragazze nigeriane richiedenti asilo, attualmente ospiti della casa di accoglienza per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo”, hanno dato una mano, contribuendo a tenere sotto controllo il traffico, al Bici Club 2000 che oggi ha organizzato a Borgomanero le “Piccole Roubaix”, corse ciclistiche per Allievi e Juniores.

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A casa Piccolo Bartolomeo sorrisi e risate con i clown di Vip Verbano

Qualche giorno fa i clown di VIP Verbano – Un naso rosso per sognare hanno sfidato il caldo regalando ai piccoli ospiti della Casa un pomeriggio magico! Grazie!
Per i più grandicelli, a seguire, un importante momento di sensibilizzazione sulla donazione del midollo osseo.

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Il ritorno del gruppo “The dynamite”

Da Santa Cristina di Borgomanero al lavatoio comunale di Centonara, frazione di Madonna del Sasso: doppio appuntamento con il gruppo “The dynamite”, composto dalle profughe nigeriane ospiti della casa di accoglienza “Piccolo Bartolomeo”, che è tornato a proporre il suo repertorio gospel.

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Cena a San Bernardo: donati cinquecento euro a Mamre

«Grazie al presidente Giuseppe Savoini, all’amico Ugo Zanetta e a tutta l’associazione “San Bernardo”. Grazie alle sezioni Cai di Borgomanero, Gozzano, Arona, Stresa, Baveno e Omegna. Grazie di cuore per aver organizzato questa bellissima serata». È il passaggio centrale dell’intervento del presidente di Mamre, Mario Metti, durante la cena svoltasi ieri, giovedì 28 giugno, alla tensostruttura di San Bernardo a Borgomanero nell’ambito della tradizionale festa estiva di questo rione della frazione Santo Stefano. I promotori dell’evento hanno donato alla casa di accoglienza per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo” cinquecento euro. Sono state proiettate delle fotografie sul tema “Il Mottarone, la nostra montagna”. Dopo l’introduzione curata da Claudio Corona, Fernanda Magistris ha parlato della salita da Stresa, Rosetta Volpato s’è soffermata sul Vergante, Gabriella Albini ha illustrato le ascese da Orta alla cima, Lella Lavuri ha descritto quelle da Baveno, Rossana Migliorini ha puntato l’indice sulla valle dell’Agogna, Daniela Zanetta ha presentato i percorsi da Omegna alla cima, e Gaudenzio Albergante ha presentato le caratteristiche della vetta che separa Cusio e Verbano. Immagini e musiche di sottofondo sono state proposte da Vincenzo Zanetta e luci e suoni da Alberto Barozza, il tutto con il coordinamento di Ugo Zanetta.

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