Giornalino in arrivo …

In dirittura d’arrivo la pubblicazione del giornalino che troverete anche sul sito.

L’indirizzo della redazione è il seguente: iqbalredazione@associazionemamre.it

Mario Mettia

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Mamre aiuta il Libano

L’associazione presieduta da Mario Metti è in costante contatto con padre Abdo Raad. «Vogliamo inviare – evidenzia Metti – un container carico di generi di prima necessità e in grado di resistere al tempo, esattamente come ci ha chiesto padre Abdo: pasta, legumi, olio, conserve di tutti generi, zucchero, riso, latte in polvere, caffè, thè, tisane, materiale igienico, carta igienica, disinfettanti e cose simili».

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RiVolti ai Balcani

Nata una rete della società civile della quale fa parte anche l’associazione Mamre di Borgomanero per cancellare le violazioni dei diritti

Gli ultimi due, il 24 giugno, sono annegati nel fiume Mreznica, in Croazia, nel corridoio tra Bosnia-Erzegovina e Slovenia. Non hanno un nome, perché sulla BalkanRoute, da anni, funziona così. Almeno fino a oggi.
Sabato 26 giugno, a Milano, è stata presentata la rete informale “RiVolti ai Balcani”. Con il direttore di Altreconomia, Duccio Facchini, si sono alternate alcune delle voci della società civile che hanno dato vita – lavorando già da mesi – a un gruppo di lavoro e di iniziative che «si uniscono per avere un impatto maggiore», come ha spiegato Agostino Zanotti, direttore di ADL a Zavidovici, una realtà che da decenni lavora nei Balcani. «Un gruppo di lavoro per farla finita con questa violenza, un gruppo che lavorerà per mettere in luce quel che accade, illuminare quei corpi che sono gli oggetti della brutalità della rotta. Dobbiamo curare i corpi, dobbiamo farla finita con un sistema brutale che difende uno stile di vita sulla pelle di queste persone».
I dati sono chiari: al di là del Mediterraneo, la rotta balcanica, che dalla Turchia a Trieste attraversa l’Europa Orientale, dal 2015 a oggi è uno dei principali percorsi per rifugiati, migranti, richiedenti asilo. È un’umanità in fuga. In maggioranza provenienti da Iraq, Afghanistan, Siria, ma non solo.
C’è una aspetto feroce nella camminata infinita, giorni interi, che queste persone si auto-infliggono, fuggendo da un altrove che è comunque peggiore. «Non ho scelto di essere un profugo», ha detto Nabil, uno dei 14 milioni di profughi siriani (su 23 milioni di abitanti). Come lui tanti altri, ma non è una politica concentrazionaria e violenta la soluzione. Oggi, dalla Grecia a Trieste, sono 70 i campi di detenzione lungo la rotta, sempre meno legati all’accoglienza, sempre più legati al contenimento.
Si sono alternati, nella presentazione del progetto, le molte anime che compongono il gruppo di 36 realtà. Gianfranco Schiavone, vice-presidente di ASGI; Silvia Maraone, coordinatrice interventi IPSIA ACLI in Bosnia Erzegovina; Diego Saccora, Lungo la rotta balcanica – Along the Balkan Route; Paolo Pignocchi, Amnesty International – Italia; Anna Brambilla, avvocato del Foro di Milano, socia ASGI; e Corrado Conti, dell’associazione Mir Sada.
Gli obiettivi sono molti, di eguale importanza. La denuncia, come hanno sottolineato i relatori, di quanto accade a livello di violazioni dei diritti umani lungo la rotta. Da quello che è accaduto al confine tra Grecia e Turchia (dove ci sono 4 milioni di rifugiati, in un clima sempre più ostile) a fine febbraio fino alle violenze delle polizia croata, dove per la prima volta – anche grazie alle pressioni internazionali – due agenti di polizia a Karlovac dovranno rendere conto degli abusi su un gruppo di afgani, fino a quel che sta accadendo in Italia.
Secondo molte denunce, gli agenti italiani riconsegnano alla polizia slovena – in virtù di un vecchio accordo bilaterale del 1996 – migranti dopo averli identificati, ma senza che abbiano avuto accesso all’iter dovuto prima di essere respinti. La Slovenia, a sua volta, li riconsegna alla Croazia, che li deporta in Bosnia-Erzegovina dove la situazione è sempre più complessa, con oltre 9mila profughi, come ha raccontato Maraone.
Se si vuole contrastare davvero il traffico di esseri umani, bisogna agire in modo sistemico. Al momento costa 600 euro un viaggio a piedi massacrante, fino a 4500 euro in taxi, ha raccontato Maraone.
La denuncia di violenze, morti senza nome, stato di detenzione senza futuro di migliaia di persone, è un obiettivo di “RiVolti ai Balcani”, ma non solo. Anche informare, dare un volto e un nome a queste persone.
Noi parteciperemo con una mappa della rotta, che permetterà di monitorare costantemente quel che accade con una rassegna stampa condivisa con tutte le realtà lungo il cammino.
E a questo si affiancherà il lavoro di solidarietà, come quello che svolge da anni Linea d’Ombra a Trieste, che procura scarpe e cura piedi. Accanto ad altre realtà che si occupano di dare una mano, un sorriso, un aiuto ai migranti.
Infine il livello di pressione politica: bisogna risolvere la questione. C’è un intervento sistemico, ci sono misure urgenti da prendere che non possono che essere politiche. Un seminario pubblico a Trieste, a fine ottobre, produrrà dei tavoli di lavoro e un documento per il Parlamento Europeo, la Commissione Ue e tutti i governi nazionali coinvolti.
Q Code nasce anche perché crediamo in un giornalismo civile, che riesce con il suo lavoro a documentare i guasti che i decisori politici – tutti – devono sistemare. Raccontare, denunciare, aiutare: per cambiare le cose.
La pagina facebook della rete dove seguire le iniziative: https://www.facebook.com/RiVoltiAiBalcani/

La rotta balcanica: migranti senza diritti nel cuore dell’Europa
di Gabriele Sala

Sabato 27 giugno a Milano, nel chiostro della Chiesa del Carmine, si è tenuta una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i rappresentanti di 36 associazioni italiane impegnate da anni a portare aiuti e solidarietà ai migranti che percorrono, con sempre maggiori difficoltà, la cosiddetta “rotta balcanica” nella speranza di raggiungere l’Europa e ricongiungersi a parenti ed amici che da anni vivono e lavorano, soprattutto in Francia, Belgio e Danimarca e nei Paesi del nord Europa in generale. I Paesi di provenienza dei migranti sono soprattutto Afghanistan, Pakistan, Iran, Iraq e Siria, in fuga da persecuzioni e conflitti senza fine; si tratta soprattutto di giovani maschi, ma non mancano famiglie e minori non accompagnati.
Alla conferenza era presente anche una delegazione di Mamre, che in questi anni ha compiuto 10 missioni in Bosnia, grazie anche alla collaborazione con la CRI di Arona che ha messo a disposizione uomini e mezzi per raggiungere i campi profughi di Bihac, Velika Kladusa e Vucjak, realtà che rappresentano veramente la frontiera della disumanità, dei non-luoghi nei quali i diritti delle persone sono sospesi.
Mamre, nel corso delle sue missioni, agendo in stretta collaborazione con la Croce Rossa di Bihac, ha consegnato abiti, coperte, scarpe, pentolame e perfino una lavastoviglie industriale per supportare la Croce Rossa locale, incaricata della preparazione e distribuzione dei pasti.
Ora, anche da come emerso dalle numerose testimonianze che si sono avvicendate durante la conferenza stampa, tutto ciò è reso più difficoltoso, a causa delle Polizie dei vari Paesi di transito, in particolare quella croata. che si è distinta per l’efferatezza delle violenze e delle torture di cui sono vittime i migranti che vengono intercettati.
Anche in Slovenia, in un clima di tensione xenofoba, oltre all’imponente dispiegamento di agenti di Polizia lungo il confine con la Croazia, si sono aggiunte milizie paramilitari ultranazionaliste: benché girino per i boschi della Slovenia armati fino ai denti, almeno ufficialmente, dichiarano che il ruolo del gruppo non è intercettare i migranti, ma segnalarne la presenza alle forze dell’ordine.
Alle violenze e ai soprusi si aggiunge l’odiosa pratica dei respingimenti: le polizie slovena e croata li trovano di notte, utilizzando cani e droni, dentro i boschi; li picchiano e rubano loro tutto quello che hanno; sequestrano o distruggono i cellulari, indispensabili per orientarsi nel loro percorso; poi li rispediscono indietro senza scarpe, per rendere più difficoltoso il game, il gioco, come lo chiamano, come il gioco dell’oca, dove se superi il traguardo devi tornare indietro. E c’è anche chi il game lo ha tentato 10 o 12 volte.
Ma, come ha sottolineato uno dei volontari intervenuti alla conferenza, anche l’Italia è toccata dal problema dei respingimenti: «Fino a poco tempo fa il nostro Paese rappresentava un luogo sicuro di protezione per loro, ma pare che ora non sia più così. Infatti sono emerse responsabilità dirette dell’Italia in recenti operazioni di riammissioni collettive sul confine con la Slovenia, in aperta violazione del diritto internazionale. Nonostante ciò il dibattito pubblico sulla questione è ancora quasi inesistente…».
All’inizio di giugno, l’ASGI (Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione) ha indirizzato una lettera aperta al nostro ministero dell’Interno, alla Questura e alla Prefettura di Trieste e pubblicato un’analisi sulle recenti “riammissioni informali” dall’Italia alla Slovenia e sulle riammissioni a catena verso Slovenia e Croazia. Ma a oggi la lettera aperta rimane ancora senza risposta.
A margine della conferenza è intervenuto il professor Nabil Al Lao, rifugiato siriano, amico di Mamre, docente di lingua e cultura francese in un’Università di Milano e lucido conoscitore delle questioni mediorientali. Con note di toccante umanità, ha descritto la difficoltà di vivere da rifugiato in un Paese straniero, «anche quando ci si sente accolti e quando si vive – come si definisce lui – in una condizione privilegiata». Infine, ha ricordato le condizioni drammatiche dei profughi siriani in Libano, un Paese di sei milioni di abitanti, di cui un terzo è costituito da profughi siriani che vivono in campi informali, cioè non autorizzati. La situazione, già grave di per sé, è precipitata a causa del coronavirus e la più grave crisi economica mai affrontata dal Paese dei cedri si sta trasformando in un vero collasso politico, con tutte le conseguenze anche verso il continente europeo nel caso di apertura di un nuovo fronte sul lato dell’immigrazione.

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PROGETTO “RESTITUIAMO IL PARCO AI BAMBINI DEL RIONE SANITÀ A NAPOLI”

Con padre Alex Zanotelli a favore dei bambini del rione Sanità

Incontrare Alex Zanotelli è sempre un grande dono, una grazia. È un uomo “puro”, trasparente, testimone del Vangelo che vive con radicalità evangelica, voce di chi non ha voce, per tanti anni in Africa, in Sudan e poi fino al 2001 in Kenya a Korogocho, e da allora a Napoli, nel difficile rione Sanità, in tre piccole stanzette di sei metri quadri, una sopra l’altra, collegate da una scaletta a chiocciola in cemento, ripida e soprattutto molto stretta. Niente televisione, niente cellulare: i contatti con lui sono garantiti dalla dottoressa Felicetta Parisi, pediatra in pensione. La televisione con i programmi di Rete 4 e Canale 5 da trent’anni influenzano la vita delle famiglie, dei giovani soprattutto, cancellando ogni valore. Questo rione, che fa parte del quartiere Stella, ha oltre 30mila abitanti e non c’è un asilo comunale, non una scuola media, ma è ancora oggi una della più grandi piazze d’Europa per lo spaccio di droga. La camorra fa affari con il pizzo a chiunque abbia un’attività, i ragazzini si aggregano in bande e la violenza è per loro la quotidianità.
Padre Alex, che nei suoi ottant’anni di vita di battaglie ne ha combattute tante e tutte a favore del riscatto e della restituzione della dignità alle persone, è uomo che non accetta compromessi, il suo parlare è come dice Gesù: «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». Come ricorda il teologo Ermes Ronchi: «È un Vangelo da vertigini. E come è possibile? Anche Maria lo chiese quel giorno all’angelo, ma poi disse a Dio: “Sia fatta la tua volontà, modellami nelle tue mani, io tua tenera argilla, trasformami il cuore”. E ha partorito Dio. Anche noi possiamo, come lei, portare Dio nel mondo: partorire amore». E il compianto teologo Giovanni Vannucci: «Il suo Vangelo non è una morale ma una sconvolgente liberazione». Così è la vita di padre Zanotelli che nel 1987 dovette lasciare la direzione di Nigrizia su pressione dei politici di allora, Giulio Andreotti e Giovanni Spadolini, per le accuse che aveva rivolto dalla pagine del giornale sul coinvolgimento dell’Italia nel commercio di armi nelle guerre in Africa. A Korogocho, vivendo con i poveri della baraccopoli, diede vita a comunità cristiane di base, lottò con il governo per la riforma su un’equa distribuzione della terra, e creò delle cooperative di lavoro e anche una comunità formata da ex prostitute per aiutare tante ragazze a uscire da quella schiavitù. Ed è sua a Napoli la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, le giornate di digiuno davanti a Montecitorio per chiedere l’abrogazione dei decreti sicurezza, il suo continuo impegno e denuncia contro il commercio e la vendita delle armi. È lui, direttore della rivista “Mosaico di Pace”, il punto di riferimento dei vari movimenti di non violenza attiva, è lui che ha espresso il concetto e la necessità di una “civiltà della tenerezza”.
Padre Alex ci ha proposto di offrire un aiuto per un progetto nel rione Sanità: con l’associazione “Crescere insieme” e il suo responsabile Rosario si sta cercando di sistemare un parco giochi per poter avvicinare i bambini del quartiere e offrire loro un luogo e dei momenti di svago protetto, allontanandoli dalla strada. Il Comune di Napoli, su sollecitazione di padre Zanotelli, dovrebbe sistemare una struttura in muratura con la creazione dei bagni, e a noi è chiesto di provvedere ai giochi per i bambini, scivoli, altalene, qualche panchina per permettere anche alle mamme di ritrovarsi e avere un contatto con educatori per un ascolto e una maggiore conoscenza della realtà e delle necessità di queste famiglie. Li aiuteremo vero?

MARIO METTI

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L’associazione Mamre ha portato altri aiuti alle suore del monastero “Mater Ecclesiae” dell’isola di San Giulio

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“Diamoci da fare” aiuta l’ospedale di Borgomanero

Stamattina Mario Metti, presidente dell’associazione Mamre, e il salesiano don Giuliano Palizzi hanno consegnato mille camici e trecento mascherine ffp2 ai medici e agli infermieri dell’ospedale di Borgomanero. Erano presenti la direttrice generale dell’Asl Novara Arabella Fontana, la direttrice del “Santissima Trinità” Elisabetta Alliata, il primario di Nefrologia e direttore del diparimento di emergenza e accettazione Stefano Cusinato, il primario di Anestesia e Rianimazione Davide Colombo, Cristina Rossi del servizio farmaceutico, e il responsabile del servizio di prevenzione Andrea Bertaccini. Il tutto nell’ambito del progetto “Diamoci da fare” promosso da Mamre e dalla comunità salesiana di Borgomanero.

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GRAZIE, CARISSIMO MONSIGNOR CORTI

Ricordiamo con tanto affetto e profonda riconoscenza il caro cardinale monsignor Renato Corti, amico dell’associazione Mamre fin dalla nascita della stessa con l’inaugurazione e la benedizione di casa “Piccolo Bartolomeo” (nella foto) e, alcuni anni più tardi, della casa intitolata al caro don Luciano Lilla. Offrì un prezioso contributo al libro “Vivere la carità insieme” e fu sempre attento e partecipe della vita delle case di accoglienza.
Ricordo l’incontro avuto con lui a Rho in occasione della preparazione del libro sopracitato, quando gli ricordai una frase emblematica di una sua lettera pastorale quando era vescovo di Novara: «Il Signore ci veda a partire dal giorno del Signore, cioè dall’Eucarestia, solleciti nel percorrere tutti i sentieri della carità, allontanandoci da ogni forma di odio o di violenza o di indifferenza, coltivando la relazione fraterna, andando incontro agli ultimi». Lui mi rispose dicendo che nella sua vita di sacerdote non aveva mai voluto trattenere per sé nulla se non il necessario per vivere e ai novelli preti spiegava sempre che una parte di quanto ricevevano come sostentamento del clero dovevano destinarlo ai poveri.
La carità, evidenziava citando Madeleine Delbrel, «è la porta unica, la soglia unica, l’entrata unica nell’amore stesso di Dio». Monsignor Corti la incarnava con umiltà, semplicità e con il grande dono del saper accogliere e ascoltare l’altro, chiunque fosse.
Ringraziamo Dio per averci donato questo grande sacerdote e preghiamo perché altri santi sboccino tra noi. «Chi ama non muore, perché si dona! E vive nell’altro. O meglio, vive in Dio, per sempre» (padre David Maria Turoldo).

Mario Metti

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DIAMOCI DA FARE -Mario Metti

La pandemia da Covid-19 ha provocato anche nel nostro territorio tanta sofferenza per i morti nelle famiglie e nelle case di riposo, una situazione di emergenza sanitaria affrontata con grande responsabilità, professionalità e spirito di sacrificio da tutto il personale sanitario. Ma ha anche fatto emergere, a causa del blocco delle attività industriali e commerciali, un grande aumento del numero delle famiglie che si trovano in serie difficoltà economiche.
L’associazione Mamre, grazie a tanti amici che la sostengono, ha messo in atto alcune iniziative di solidarietà per aiutare chi si trova in stato di bisogno e in difficoltà, ma anche per aiutarci tra di noi a non chiuderci in noi stessi, per evitare, come dice papa Francesco, «di dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente». Come scriveva il filosofo Emmanuel Lévinas: «Io sono nella sola misura in cui sono responsabile dell’altro».
Grazie ad alcune bravissime volontarie abbiamo confezionato e consegnato circa 500 mascherine per gli operatori della casa di riposo “Opera pia Curti” e in questi giorni 200 alla Casa Famiglia “Vincenzo Annichini” di Santo Stefano. Desidero ringraziare gli amici Giovanni Tinivella e Augusta Zanetta, direttori delle strutture, per il grande coraggio, passione, senso di responsabilità, con cui stanno affrontando questa emergenza che è avvolta da tanta sofferenza. Così come siamo vicini con affetto e la preghiera a tutte le famiglie che hanno avuto dei parenti morti a causa di questa malattia e a tutti coloro che a casa o in ospedale stanno lottando per poter guarire.
Abbiamo acquistato, grazie alla generosità di tanti amici, un gran numero di buoni spesa distribuiti a famiglie bisognose e continuiamo a seguire e a portare generi alimentari e prodotti per l’igiene e la pulizia a tante famiglie.
Dopo anni che periodicamente abbiamo ricevuto la “provvidenza” dalle sorelle benedettine del monastero “Mater Ecclesiae” dell’isola di San Giulio e che ha portato sollievo non solo alle ospiti di casa “Piccolo Bartolomeo”, ma anche a tante famiglie, adesso – da alcune settimane – portiamo noi un po’ di sollievo e provvidenza alle nostre sorelle e ringrazio non solo chi da Borgomanero e da Gargallo ha contribuito a fare la spesa, ma anche la polizia urbana di Borgomanero che ci ha accompagnato a Orta, giustificando il motivo del viaggio.
Da ultimo con la Comunità Salesiana di Borgomanero – con la quale da oltre 25 anni condividiamo iniziative di solidarietà sul territorio e in missione, dai tempi della nascita di casa “Piccolo Bartolomeo” e dei viaggi a Mostar durante la guerra nella ex Jugoslavia- proponiamo in questi giorni il progetto “Diamoci da fare”, slogan del rettor maggiore dei Salesiani. Si tratta di una raccolta di denaro al fine di acquistare mascherine a camici per gli infermieri e medici dell’ospedale di Borgomanero. Iniziativa nata dopo aver appreso dalla direttrice generale dell’Asl dottoressa Arabella Fontana e dal primario della Nefrologia dottor Stefano Cusinato quali erano i loro maggiori bisogni. Chi vuole contribuire può fare un bonifico sul conto corrente IT86 P 03069 45221 100 0000 11877 con la causale “Diamoci da fare”, indicando il proprio nome e indirizzo per poter ricevere la ricevuta fiscalmente deducibile. Tutti i contributi da voi donati serviranno per acquistare mascherine e camici e vi comunicheremo in seguito i risultati della raccolta.
Se nessuno di noi può dare il cambio a infermieri e medici stanchi e provati fisicamente e psicologicamente da tanto lavoro e da tanto dolore che vedono con i loro occhi e che attraversa il loro cuore e la loro mente, possiamo però tutti insieme fare questo gesto di solidarietà acquistando una mascherina, un camice, mezzi indispensabili per il servizio che stanno svolgendo.
Ricordiamo sempre le parole di don Primo Mazzolari: «Dio ci ha creati bisognosi gli uni degli altri e ci ha messo insieme, perché, volendoci bene, possiamo costruire la giustizia nella carità». Grazie a tutti e a ognuno di voi.

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MAMRE E LA COMUNITA’ SALESIANI INSIEME PER AIUTARE MEDICI E INFERMIERI DELL’OSPEDALE DI BORGOMANERO

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BUONA PASQUA 2020 !

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