Il ginnasio del “Don Bosco” in ritiro a casa “David Maria Turoldo”. Metti: la povertà è di casa anche a Borgomanero

Qualche giorno fa, a casa “Piccolo Bartolomeo”, nel giro di un’ora si sono presentati due uomini di nazionalità italiana per chiedere di essere aiutati. Uno ha 61 anni: separato, padre di tre figli, vive in un paese delle colline cusiane e ha un reddito mensile di 150 euro. Il secondo, settantenne, non riceve ancora la pensione e tra pochi giorni rischia di dover abbandonare il suo alloggio e trovarsi su una strada. «Queste due persone avevano solo voglia di piangere. Sarebbe davvero bello se qualcuno desse loro una mano», così ha detto Mario Metti, presidente dell’associazione Mamre, a oltre venti studenti della quinta ginnasio (seconda superiore) del collegio “Don Giovanni Bosco” di Borgomanero che nella mattinata di oggi, mercoledì 20 febbraio, sono stati protagonisti di un ritiro tenutosi alla casa “Padre David Maria Turoldo” in frazione Santo Stefano di Borgomanero. Molti di loro, quando frequentavano la quarta, avevano tinteggiato un appartamento gestito da Mamre dove adesso abitano due donne e due bambine.
Gli studenti erano accompagnati dal salesiano Alessandro Borsello e dall’insegnante Serena Borgna. Il primo momento è stata la messa celebrata dal direttore del “Don Bosco” Giuliano Palizzi in istituto. È stata scelta una lettera di san Paolo ai Corinzi. Se il primo tema affrontato è stato quello dell’accoglienza, s’è poi discusso di diritti e delle recenti esperienze vissute da Mamre in Bosnia e in Libano. «Due volte all’anno – dice don Alessandro – proponiamo ai ragazzi queste giornate in cui possono confrontarsi con significative esperienze attive sul territorio. È vero che ogni giorno trascorrono tante ore fianco a fianco sui banchi e comunque nel partecipare alle attività scolastiche, ma questo tempo vissuto insieme ha un sapore particolare». Metti, tra proiezioni di video e giochi, s’è soffermato anche su quella che ha chiamato «finestra sul mondo. La tv ci fa vedere solo quello che vuole; così, a maggior ragione in un momento come questo in cui si parla solo di muri, abbiamo deciso di andare di persona a capire cosa succede». Già cinque i viaggi umanitari in Bosnia dove Mamre tornerà a marzo. «Quello italiano -ha aggiunto- è probabilmente il popolo che s’è diffuso di più in tutto il pianeta. Pensate al Belgio, alla Germania, all’Argentina, al Venezuela… Eppure la Storia non ci ha insegnato nulla: chiudiamo le nostre porte, gli altri li consideriamo un ostacolo alla nostra felicità , una minaccia e non una risorsa». Metti ha anche lanciato un progetto di solidarietà a favore della “Casa della carità”. A pochi chilometri da Beirut, in un grande fabbricato l’associazione “Annas Linnas” ha dato vita a una scuola che ospita 450 bambini per il 95 per cento rifugiati che non hanno trovato posto nell’istruzione pubblica. «Grazie all’aiuto delle nostre comunità -ha concluso- vogliamo finanziare, almeno parzialmente, quest’iniziativa per permettere a questi giovanissimi di poter ricevere una buona educazione e una scolarizzazione adeguata».

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