Aiutiamoli

«Aiutiamoli. Con l’ormai imminente arrivo dell’inverno, le condizioni di vita degli almeno 1.300 profughi presenti a Bihac si faranno ancora più drammatiche». A parlare è il presidente di Mamre Mario Metti che, insieme a Sergio Vercelli, Mauro Clerici e Piergiorgio Fornara e ai giornalisti Alberto Laggia di “Famiglia Cristiana” e Barbara Taccone del “Giornale di Arona”, nel passato week end s’è recato, per la seconda volta, in questa località della Bosnia. E rientrato in Italia ha scritto al prevosto di San Bartolomeo in Borgomanero Piero Cerutti e al direttore del collegio “Don Bosco” Giuliano Palizzi chiedendo loro «di sensibilizzare le persone al fine di poter raccogliere qualche contributo per l’acquisto di quanto serve a questi uomini, a queste donne e a questi bambini e per sostenere la Croce Rossa di Bihac che quotidianamente garantisce ottocento pasti tre volte al giorno e che è ormai vicina al collasso». Un nuovo viaggio umanitario con meta Bihac è previsto a fine ottobre «per portare – scrive Metti – a questi amici indumenti, coperte e sacchi a pelo. In quell’occasione speriamo anche di parlare con il sindaco della città a cui abbiamo chiesto un incontro». Le immagini allegate fanno capire, più di tante parole, l’attuale situazione con cui devono convivere i migranti provenienti dalla Siria (da Aleppo), dal Pakistan, dall’Iran, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dall’India, dal Bangladesh, dal Camerun e dall’Algeria. «La gran parte di loro ha camminato per 18-20 mesi di notte confidando di avere, un giorno, una vita migliore – spiega ancora Metti – di quella che avevano nel loro paese, e quella speranza, nonostante le condizioni attuali, si legge nei loro occhi, la comunicano avvicinandosi e raccontando la loro storia. Tutti vogliono arrivare in Europa dove hanno un familiare che già vive in Germania, in Olanda, in Belgio… Tutti – così si conclude la lettera inviata a don Cerutti e don Palizzi – vogliono poter continuare a vivere e nonostante tanti siano già stati respinti al confine con la Croazia in modo violento, derubati, picchiati, privati del cellulare, unico strumento per comunicare con le famiglie e mezzo per orientarsi in un territorio impervio, ogni settimana riprovano a superare il confine. I prossimi mesi per tanti di loro potrebbero essere gli ultimi se non arriveranno aiuti che possano aiutarli ad affrontare il grande freddo». Intanto a casa “Piccolo Bartolomeo” di Borgomanero è ripresa la raccolta di sacchi a pelo, coperte, scarpe e indumenti per l’inverno.

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